giovedì 14 gennaio 2016

martedì 12 gennaio 2016

SUSHI: UN NUOVO NEMICO PER LA CARIE

Ultima novità sul Sushi: protegge dalle carie!
 Ebbene si, per l'esattezza a contenere questa interessante proprietà sarebbe il Wasabi, la salsa verde a base di rafano con cui si accompagna questo famosissimo piatto nipponico a base di pesce crudo e riso.

Secondo uno studio giapponese condotto dal ricercatore Hideki Masuda e presentato ad Honolulu in occasione del Congresso Internazionale della Chimica, il wasabi conterrebbe alcune molecole, gli isotiocianati, che impedirebbero l'adesione dei batteri alle superfici dentarie, evitando quindi il meccanismo che porta alla formazione di carie.



Cos'è il Wasabi?   
"Wasabi japonica" è una pianta che appartiene alla famiglia delle crucifere, di cui fanno parte anche broccoli, rape, cavoli e ravanelli. 

Tutti questi vegetali contengono i famosi isotiocianati. Sono numerosi gli studi che attribuiscono virtù a tale composto. In particolare il wasabi ha proprietà antisettiche ed antibatteriche, inibirebbe inoltre la crescita di tumori e giocherebbe un ruolo determinante nella prevenzione delle reazioni allergiche e dell’asma, ma gli studi in merito sono ancora in corso. L’azione del wasabi sui batteri responsabili delle carie, per esempio, è stata dimostrata solo in vitro e studi recenti mostrano che alcune proprietà degli isotiocianati possono scomparire sotto l’azione della saliva o dei succhi gastrici.




Un ottima notizia quindi per gli amanti di sushi e forse un buon motivo per incoraggiare coloro che ancora non si sono convinti a provarlo! Ciò però non vi induca ad esagerare, mi raccomando, anche perchè se da un lato sarebbe necessario accompagnare ogni pietanza con forti dosi di wasabi (che resta comunque un condimento piuttosto piccante), dall’altro, anche se non occorre più dimostrare le qualità nutrizionali del pesce quando lo si mangia crudo, occorre prepararlo con cura, onde evitare di ingerire accidentalmente dei parassiti (come gli anisakis).


Sushi in dentistry :-p

                                                                                                                                                                                          

lunedì 11 gennaio 2016

DENTI DEL GIUDIZIO CHE DOLORE! Anche LORENA BIANCHETTI ne ha SOFFERTO

I denti del giudizio, anche detti "terzi molari" o OTTAVI, rappresentano i denti posizionati piu posteriormente nell'arcata dentaria.
Sono 4 , due per arcata; il loro nome è dovuto al periodo in cui compaiono, normalmente infatti erompono tra i 18-25 anni, in età quindi piu matura rispetto a tutti gli altri elementi dentari.

Questi denti mancano nel circa 35% della popolazione: può capitare infatti che uno o piu di essi rimanga incarcerato nello spessore dell'osso o della gengiva; in questo caso si parla di INCLUSIONE.


Frequentemente gli ottavi assumono una condizione definita "PARZIALMENTE INCLUSA": non trovando spazio sufficiente, rimangono sommersi solo parzialmente nell'osso o nella gengiva. Questa situazione può predisporre alla formazione di focolai d'infiammazione cronica e rendere necessaria l'estrazione del dente.

ORIGINE :
I denti del giudizio attulmente sono organi vestigiali, quasi del tutto inutilizzati nella specie umana, rappresentano però un patrimonio ereditario che ci perviene dagli antichi ominidi. Robert Corrunci, ricercatore presso l'università dell'Illinois, evidenzia come nel corso dei secoli l'alimentazone umana si sia modificata:  in epoca primitiva la dieta era composta da carni crude ed alimenti duri, i nostri antenati necessitavano quindi di una capacità masticatoria maggiore e quindi dell'ottavo dente.
Nell'epoca moderna invece l'alimentazione è più soft, composta da cibi più morbidi, perciò le mandibole dell'uomo contemporaneo sono andate incontro ad un'involuzione: le dimensioni e gli spazi si sono ridotti e quindi impediscono od ostacolano il corretto sviluppo dei denti del giudizio.


Estazione: quando è necessaria ? 

Non tutti i denti del giudizio necessitano di estrazione, se hanno trovato il giusto spazio e non causano dolori o altre problematiche possono essere lasciati al loro posto.
Ogni situazione clinica è unica e va valutata singolarmente, non si può definire un criterio universalmente valido per indicare l'estrazione; un pò di chiarezza però la si può fare, vediamo quindi alcune delle condizioni che piu frequentemente richiedono estrazione di questi denti : 
ㆍASCESSO DENTALE, CISTI o GRANULOMI

ㆍDISALLINEAMENTO rispetto agli altri denti: la posizione anomala assunta dal terzo molare non solo impedisce od ostacola la corretta pulizia dentale con dentifricio, spazzolino e filo interdentale, ma espone anche lo stesso dente al rischio di carie, mal di denti, gengive gonfie ed infiammate e, nei casi più gravi, ascesso dentale.

ㆍ INCLUSIONE PARZIALE  nella gengiva: può minare salute e stabilità dei denti attigui: non trovando spazio a sufficienza, i denti del giudizio spingono gli altri, provocando denti storti, difficoltà masticatorie ed affollamento dei denti, ponendo le basi per una malocclusione dentale più grave.

ㆍ INCLUSIONE: ovvero quando sono incastrati nell'osso mandibolare/mascellare e non sono visibili ad occhi nudo. La permanenza di questi denti nei mascellari può predisporre allo sviluppo di cisti che, a lungo andare, possono favorire infezioni od indebolire l'osso portante.

ㆍMALPOSIZIONAMENTO :se ad esempio CRESCONO ORIZZONTALMENTE , spingendo sui secondi molari provocano dolore durante la masticazione. La CRESCITA OBLIQUA dei denti del giudizio favorisce il deposito di residui di cibo sulle fessure gengivali che, inevitabilmente, si vengono a formare: anche in questo caso, i batteri trovano le porte aperte per avviare un processo infettivo che si traduce in carie e pulpiti.


Anche la conduttrice TV Lorena Bianchetti
ha avuto problemi con i suoi denti del giudizio , in una recente intervista ha dichiarato " Anche se non avvertivo dolore, capivo che nella mia arcata superiore c'era qualcosa che non andava: sul lato sinistro un dente non era piu nella sua posizione; avevo la percezione che si stesse spostando, lentamente ma progressivamente;  rischiavo di rovinare l'intera dentatura. Perciò ho risolto il problema con un unico intervento" ; la conduttrice infatti si è sottoposta ad un unico intervento presso l'ospedale Fatebenefratelli di Roma, in cui hanno rimosso tutti e 4 i denti del giudizio, in anestesia locale. Dopo due settimane di convalescenza , durante le quali ha mangiato ghiaccioli e bibite fredde, la situazione si è ristabilta del tutto e lei è riuscita a salvaguardare la sua bella dentatura.

sabato 9 gennaio 2016

SALUTE DENTALE : LA PREVENZIONE IN GRAVIDANZA

La gravidanza è un periodo particolare per una donna , il suo organismo è in rivoluzione, avvengono importanti cambiamenti ormonali perciò diviene ancor più importante PREVENIRE anziché curare.

                                                  
Secondo l'American College of Obstetricians and Gynecologists ben il 40% delle future mamme deve affrontare una gengivite, una carie o una parodontite durante i mesi della gestazione. Le infezioni, come quelle associate agli ascessi, espongono a dei rischi sia la mamma, sia il bambino, aumentando la probabilità di avere a che fare con preeclampsia, parto pretermine e aborto.

Secondo le statistiche la gengivite da gravidanza colpisce un’altissima percentuale di donne con sintomi e intensità che variano da soggetto a soggetto.
L’insorgere della patologia è strettamente correlata allo stato di salute delle gengive prima della gravidanza ed è favorita, oltre che dall’aumento della placca batterica, anche dalla diversa composizione della stessa. Inoltre l’estradiolo e il progesterone, i cui valori aumentano durante la gravidanza, favorirebbero la proliferazione di alcuni batteri responsabili dell’alterazione dello stato di salute delle gengive.

È ormai risaputo, come dimostrano numerosi studi in ambito-medico scientifico, che una corretta igiene dentale in gravidanza sia importantissima non soltanto per preservare la salute dei denti della mamma in attesa ma anche per prevenire i potenziali problemi dei dentini del bimbo; nella bocca infatti  si annidano moltissimi batteri, la maggior parte dei quali non rappresenta una minaccia per lo stato di salute dei denti, tuttavia, nel momento in cui l’igiene orale viene trascurata i batteri responsabili della carie hanno la meglio su quelli inoffensivi e la conseguenza più immediata di questo meccanismo è l’insorgenza della carie. Ciò costituisce un serio pericolo per la salute orale del bambino perché tali batteri possono trasferirsi nel suo cavo orale provocando la carie ai dentini del bimbo.

Gli esperti consigliano di intensificare i controlli dal dentista durante i nove mesi .    




Secondo i dati emersi da un recente studio americano, pubblicato sul sito dell’American Journal of  Public Healt, esisterebbe una relazione tra lo stato di salute dentale e il numero di gravidanze di una donna. Sembra infatti che maggiore sia il numero delle gravidanze maggiore sarà la probabilità di subire dei danni, in molti casi irreparabili, ai denti. 
Nel dettaglio lo studio è stato compiuto su un campione di 2.635 donne con un’età compresa tra i 18 e i 64 anni che hanno avuto almeno una gravidanza. I risultati sono quantomeno allarmanti perché il numero di denti persi aumenta con il numero delle gravidanze. 
 I ricercatori devono ancora stabilire con certezza le cause del perché questo avvenga ma una delle possibili ragioni indicate dagli studiosi è quella per cui le donne in dolce attesa non si sottopongono con molta frequenza ai controlli dentistici. 

Le donne che progettano di avere un bambino dovrebbero prestare particolare attenzione al benessere di denti e gengive, in modo da ridurre al minimo l'insorgenza di problematiche che potrebbero essere favorite dalla predisposizione familiare o dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza, come, appunto, la gengivite.

CONSIGLI : sono piuttosto semplici e facili da mettere in pratica: 
1)lavarsi i denti dopo ogni pasto;

2)usare il filo interdentale almeno una volta al giorno;

3)utilizzare collutori senza alcol e spazzolini per eliminare anche i batteri presenti sulla lingua;

4)sottoporsi a visite di controllo regolari, senza trascurare l'importanza di trattamenti periodici di ablazione del tartaro; 

5)curare l'alimentazione, evitando i cibi appiccicosi e preferendo frutta fresca e secca, verdura e formaggi. 

6)le gomme da masticare, che stimolano la produzione di saliva, possono essere d'aiuto. In alternativa, anche un bicchiere d'acqua alla fine dei pasti aiuta a eliminare i residui di cibo e a neutralizzare gli acidi della placca.


MICHELLE HUNZIKER : IL MIO UOMO IDEALE? DEVE AVERE DENTI SANI



Michelle Hunziker ha le idee chiare in fatto di uomini e una caratteristica indispensabile per lei è che abbia denti sani. Lo rivela in un'intervista rilasciata al settimanale femminile diretto da Silvana Giacobini "Diva e Donna".
Nell'intervista la showgirl dichiara : "al mio fianco voglio una persona serena e con i denti sani, come un cavallo " come darle torto! A prima vista il marito,Tomaso Trussardi, ha le carte in regola; del resto anche Michelle ha uno splendido sorriso e denti sani.


venerdì 8 gennaio 2016

Quali effetti ha il weekend sul nostro organismo? Ce lo dice una ricerca americana


Non importa quanto guadagnate o quanto lavorate, il weekend fa bene a tutti indipendentemente dal lavoro, agisce positivamente sulla salute psichica e sul benessere totale dell'organismo. Dai manager alle segretarie, dalle commesse ai banchieri, tutti stanno meglio nel weekend, accusano meno dolori e meno tensioni.

Sono giunti a queste conclusioni alcuni ricercatori dell'Università di Rochester, con uno studio sulle variazioni dell'umore e sugli stati di ansia, pubblicato sul Journal of Social and Clinical Psychology. Il team di ricercatori ha condotto analisi su soggetti diversi per età, classe sociale e ruolo professionale, analizzando le variazioni dell'umore su 74 soggetti circa, dai 18 ai 62 anni per 3 settimane circa.

Durante l'esperimento è stato rilevato che in tutti i soggetti, dal venerdì alla domenica diminuiscano gli stati di dolore, ansia, depressione ed aumentino gioia, buonumore e benessere. In piú, per tutti i soggetti, durante il weekend diminuisce anche lo stress e i sintomi piú diffusi ad esso legati quali mal di testa, problemi digestivi ed intestinali, difficoltà respiratorie.

L'effetto weekend è  quindi importantissimo nell'equilibrio psicofisico dei soggetti e l'impennata di buonumore del venerdí sera si deve alla possibilità di poter scegliere e disporre del proprio tempo per le 48 ore successive, di vedere amici e persone care. Quindi, godetevi al massimo i vostri weekend, fanno bene alla salute.




SOSorriso vi augura un sorridente fine settimana :-)

giovedì 7 gennaio 2016

SPAZZOLINO MANUALE:COME sceglierlo e QUANDO cambiarlo


Lo spazzolino è alla base di una corretta igiene orale: è quindi estremamente importante sceglierne uno adatto alle proprie esigenze, allo stato di salute dei denti e ovviamente ai propri gusti. Le variabili da considerare sono :

1)Testa dello spazzolino :

DIMENSIONI: per eseguire una corretta pulizia è necessario raggiungere ogni superficie dentale, anche quelle più interne al cavo orale, perció si consigliano testine piccole; approssimativamente le dimensioni della testina non dovrebbero superare i 2,5 cm di lunghezza e non ci dovrebbero essere più di 4 ciuffi di setole in larghezza.

FORMA: della testa dello spazzolino: l'ideale è una forma arrotondata e che non presenti spigoli per evitare di traumatizzare gengive e palato. La testina dello spazzolino non dovrebbe presentare fessure nella zona in cui sono attaccati i ciuffi di setole questo per impedire ai batteri di annidarsi tra le setole.

ACCESSORI :
Puliscilingua: è presente in alcuni spazzolini dietro la testina; altri, invece, sono provvisti di speciali alette in gomma o lattice ai lati della testa, la cui funzione è massaggiare la gengiva durante lo spazzolamento dei denti.

Testina flessibile: consente di migliorare la pulizia, sopratutto nella zona di palato e lingua; inoltre favorisce il perfetto adattamento delle setole dello spazzolino anche su superfici più irregolari come quelle dei molari.


2) Setole :
MATERIALE: In commercio esistono setole Naturali e Sintetiche: sono consigliate di gran lunga quelle sintetiche ,vediamo perchè

                              SINTETICHE : vantaggi

· Le setole artificiali non si spezzano facilmente
· Sono saldamente inserite nella testina dello spazzolino
· Il diametro delle setole artificiali è uniforme
· Possono essere arrotondate in punta (caratteristica essenziale per evitare di graffiare lo smalto dentale)
· Non sono cave
· Non raccolgono batteri o residui di cibo al loro interno
· Non assorbono acqua
· Si asciugano rapidamente.



                           



             
NATURALI: svantaggi

· Le setole naturali tendono a spezzarsi ed a togliersi facilmente
· Trattengono più facilmente i batteri al loro interno
· Sono costituite da materiale organico che, a contatto con l'acqua, tende a fermentare e marcire
· Le setole rimangono umide
· Sono molto irregolari e di diametri diversi
· La punta non è arrotondata ma frastagliata
· Essendo cave, le setole naturali trattengono i residui di cibo al loro interno, alimentando così lo sviluppo di batteri


DUREZZA

· Setole MEDIE : s'intende uno spazzolino dotato di setole a media durezza (diametro delle fibre sintetiche compreso tra 0,2 e 0,25 mm): in genere, le setole medie sono le più richieste nel mercato.
· Setole MORBIDE: in grado di spazzolare i denti come fossero piume, sono particolarmente indicate in caso d'ipersensibilità dentinale. La delicatezza delle setole morbide riduce il rischio di danneggiare lo smalto dentale e di irritare le gengive.
· Setole DURE : particolarmente resistenti e tenaci nello spazzolamento. Si raccomanda vivamente di evitare l'utilizzo di questi spazzolini in caso di gengiviti, retrazioni gengivali e denti sensibili.

3) IMPUGNATURA :
Anche il manico dello spazzolino è molto importante per semplificare la pulizia dentale. Esistono alcuni modelli "antiscivolo", indicati per facilitare la presa dello strumento ed evitare che lo spazzolino, "scivolando" dalle mani durante la spazzolatura, vada a colpire le gengive. L'impugnatura dello spazzolino è generalmente realizzata in plastica, caratteristica importante per garantirne l'impermeabilità dall'umidità. Il manico può essere dritto o lievemente ricurvo, al fine di facilitare l'appoggio per il pollice o per incoraggiare la pulizia dei denti più in fondo. Le impugnature particolarmente grosse o ricurve possono essere d'aiuto per le persone colpite da qualche forma d'invalidità.
Forma e colori dello spazzolino possono essere scelti in base alle proprie esigenze.


 QUANDO cambiare lo spazzolino?

 L'American Dental Association (ADA) raccomanda di cambiare lo spazzolino ogni tre-quattro mesi (o prima, se le setole sono consumate). Cambiatele anche prima in caso di :
· setole sfilacciate.    
· dopo influenza / raffreddore
· dopo comparsa di afte ed herpes

Questa raccomandazione deriva dal fatto che, indipendentemente dal tipo di spazzolino utilizzato, le setole possono consumarsi e rovinarsi, perdendo così la propria efficacia. Studi clinici hanno dimostrato che uno spazzolino nuovo è in grado di rimuovere molta più placca rispetto a uno usato, assicurandoti le massime prestazioni per mantenere i denti sani e puliti.



martedì 5 gennaio 2016

Epifania: consigli per una calza anti CARIE


Come da tradizione anche quest’anno, a chiudere il carrozzone delle feste natalizie, arriverà l’Epifania. Una festa che i bambini associano da sempre alla consegna delle tanto amate “calze”, ricche di dolci e leccornie di tutti i tipi. Dopo le abbuffate di Natale, però, è il momento di pensare anche ai denti, scegliendo dolci che possano proteggerli dal rischio di carie e non danneggino la salute dentale. Ecco alcuni consigli per una calza gustosa ma che rispetti la salute dei dentini dei più piccoli :
1) CARAMELLE :
SI a qualche caramella, meglio però non appiccicosa o gommosa, in quanto richiede più tempo per essere lavata via dalla saliva, favorendo il processo carioso; inoltre esistono caramelle senza conservanti artificiali e a base di succo di frutta che risulteranno sicuramente meno dannose. In questo periodo dell'anno potranno risultare utili anche caramelle balsamiche senza zucchero, curative del mal di gola.

2)BISCOTTI Home Made:
I bambini amano i biscotti, sarebbe quindi una gradita sorpresa inserirne qualcuno nella calza della Befana. Fatti in casa  possiamo ridurre gli zuccheri contenuti in essi e renderli quindi molto più salutari!


3)Cioccolato SI ma FONDENTE:
Va bene non eccedere con il cioccolato ma in una calza della befana è un must che non può assolutamente mancare, meglio preferire allora quello fondente. I più piccoli non ne sono amanti, ma il cacao amaro contiene antibatterici naturali che impediscono allo Streptococcus mutans di produrre il glucano. Si tratta di una sostanza appiccicosa che aiuta i germi ad attaccarsi ai denti formando la placca. Secondo una ricerca dall’accento giapponese, pubblicata su New Scientist, le tavolette di cioccolato con una percentuale di cacao superiore all’80% aiutano a prevenire la carie e la placca, in quanto ricche di agenti antibatterici naturali. A confermarlo sono stati, più recentemente, anche gli esperti del Collegio dei docenti universitari di odontoiatria, durante il congresso nazionale a Roma dell’anno scorso. Consumando cioccolato fondente all’80% si può ridurre il rischio di carie, soprattutto se si ha l’accortezza di non mangiarlo assieme a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati , che ne vanificherebbero gli effetti positivi. In tanti stanno già facendo salti di gioia, vero?


 4)LECCA LECCA di riso soffiato e cioccolato:

Carina è anche l’idea di sostituire i lecca lecca con delle palline di riso soffiato ricoperte di cioccolato. Il procedimento è molto semplice: fate sciogliere del cioccolato nel microonde, versate dentro la ciotola il riso soffiato e mescolate il tutto con un cucchiaio. Poi con le mani create delle palline e cospargetele con zuccherini colorati. Inserite uno stecco da cake pops e lasciate asciugare su carta da forno. I vostri bambini li adoreranno.


5)FRUTTA FRESCA:
Perchè non dare un messaggio salutista e metterci anche un po' di frutta fresca come facevano le nostre nonne? mandarini e clementine sono da sempre amate dai più piccoli; promossi per prendersi cura dei denti anche i mirtilli rossi. I test condotti dall’Università di Pavia hanno infatti evidenziato il loro effetto anticarie grazie alla presenza di procianidine, altra specie di polifenolo come quelli contenuti nel vino.



6)FRUTTA SECCA e DISIDRATATA:

A seconda dell’età del bambino potete anche pensare di mettere della frutta secca: un sacchetto di noci, mandorle, semi di zucca sgusciati e frutta disidrata possono costituire uno snack ricco ma allo stesso tempo salutare.

7)CHEWINGUM:
Infine abbinando gomme senza zucchero allo xilitolo, renderete tutti questi dolci meno pericolosi. L’incremento della produzione di saliva potrà mantenere i denti puliti, neutralizzando gli acidi prodotti dai batteri della placca dentale.
Qualsiasi alimento si decida di inserire nelle calze, è consigliato lavare sempre i denti dei nostri bambini dopo aver mangiato per non incorrere nelle tanto odiate carie.


A proposito di carbone, approfitto di questo post per ricordare di una particolar proprietà del Carbone Vegetale: oltre alle molteplici proprietà ben note, come disintossicante ed ottimo alleato per  ridurre il gonfiore addominale, il carbone vegetale risulta efficace per lo sbiancamento dei denti, in quanto, anche se temporaneamente lascia la bocca macchiata di nero, ha lo stesso effetto di quando viene ingerito cioè attira le tossine dalla bocca e rimuove le macchie. Con grande sorpresa, noterete che tutto il nero si lava via e rende i denti estremamente puliti e lisci. Dopo alcune volte, i denti risultano notevolmente più bianchi.
Come usare il carbone attivo per la salute orale?
Immergere un panno pulito, o uno spazzolino da denti bagnato, nella polvere di carbone (o cospargere una capsula di carbone sullo spazzolino). Mettere velocemente il tutto in bocca con l’accorgimento di proteggere il lavandino perché potrebbe macchiarsi. Eseguire dei piccoli circoli senza strofinare pesantemente per circa 2 minuti, sputare e risciacquare con cura (davvero bene!). La bocca darà l’impressione immediata di essere incredibilmente pulita…. il lavandino, non così tanto!

SOSorriso vi augura Buona Epifania!!






lunedì 4 gennaio 2016

I PRIMI DENTINI

La formazione dei dentini avviene già quando il bimbo è nel grembo materno, ma è soltanto dopo i 6-8 mesi di vita del bambino che cominciano a spuntare i primi dentini da latte,detti anche “decidui” perché sono destinati a cadere per essere sostituiti da quelli permanenti. Solitamente, i primi a spuntare sono gli incisivi centrali inferiori, tra il sesto e l’ottavo mese, mentre gli ultimi sono i quattro molari, tra i 27 e i  29 mesi. I tempi di eruzione sono piuttosto variabili: ci sono bimbi che iniziano ad avere i primi dentini già a tre mesi, mentre ad altri i denti possono spuntare anche verso l’anno di età.  
La mappa della dentizione:
  • 6-8 mesi Incisivi mediani inferiori
  • 8-10 mesi Incisivi mediani superiori
  • 9-12 mesi Incisivi laterali superiori
  • 10-13 mesi Incisivi laterali inferiori
  • 12-18 mesi Primi molari inferiori e superiori
  • 16-24 mesi Canini inferiori e superiori
  • 24-30 mesi Secondi molari inferiori e superiori

La comparsa dei primi dentini è un evento assolutamente normale della crescita di un bimbo. Spesso avviene senza problemi reali, e tuttavia nei giorni immediatamente precedenti o successivi all’eruzione, non di rado si presentano alcuni piccoli disturbi: gengive gonfie, salivazione abbondante, febbre, sbalzi di umore, irritabilità.

BLACK STAIN : macchie nere

Questo post è dedicato soprattutto
alle mamme, ma  non solo, perché parliamo di un’alterazione che si presenta principalmente nei bambini: sono delle  discromie estrinseche cioè delle macchioline di colore nero che si localizzano sulla superficie del dente a formare delle sottili bande, soprattutto lungo il margine gengivale.
                                         

A cosa sono dovute?
Sono dovute alla proliferazione di batteri cromogeni ( Aggregatibacter, Tannarella Forsythia) produttori di solfuro di idrogeno che, combinandosi con gli ioni ferro del fluido crevicolare (liquido che si trova nel solco gengivale), creano quei composti pigmentati di colore nero.
È interessante ricordare che la presenza di questi ceppi batterici protegge, se pure in parte, dalle carie poiché antagonizzano le specie batteriche che la inducono.
Come si eliminano?
In questi casi purtroppo il semplice spazzolamento domestico non basta, occorre rivolgersi ad un dentista o ad un igienista dentale per una seduta di igiene orale professionale con ablatore ad ultrasuoni associato ad agenti abrasivi e paste lucidanti; tuttavia si riscontra di frequente recidiva dopo circa 40-50 giorni.
Recenti studi hanno dimostrato l’efficacia di un nuovo protocollo di trattamento: questo consiste nell’applicazione di gel al fluoro sui denti macchiati e nella successiva rimozione delle macchie con laser. In questo modo si ottiene una notevole riduzione della recidiva e sei unisce l’azione di rinforzo dei tessuti dentali determinata dal fluoro.      

venerdì 25 dicembre 2015

HERPES LABIALE


Meglio conosciuto come “febbre sulle labbra”, l’Herpes labialis è la patologia più diffusa nel genere umano.
In Italia una persona su tre dichiara di avere sofferto almeno una volta nella vita di questo fastidioso problema ed il 15% degli adulti dichiara di avere avuto una recidiva erpetica nell’ultimo anno.
L’agente responsabile è l‘Herpes simplex virus di tipo 1 (HSV-1) ed il 90% della popolazione è portatrice di questa variante del virus; una seconda variante (HSV-2) è responsabile solo di un 2% dei casi.
Se il virus infetta soggetti che non l’hanno mai contratto in precedenza si ha l’infezione primaria erpetica; dopo questa infezione il virus rimane nell’organismo in una fase di latenza e successivamente, in presenza di particolari condizioni, può riattivarsi e manifestarsi in modo ricorrente e circoscritto.
Il periodo di incubazione è di 10 giorni, l’infezione si presenta con febbre ed una faringite erimatosa seguita da un’eruzione vescicolare nel cavo orale e sul labbro, in seguito poi le vescicole si uniscono ulcerandosi e formando chiazze aftoidi di colore grigio-giallastre. Il dolore è di solito molto intenso e questo rende difficile l’ingestione di qualsiasi alimento. La guarigione si ha in 10 – 15 giorni e nei bambini l’infezione può propagarsi anche in altre parti del corpo.
La variante HSV-2 si manifesta come infezione ai genitali e colpisce la popolazione sessualmente attiva, l’incubazione è di 5 giorni ed è seguita da un’eruzione vescicolare su base eritematosa localizzata. In una fase successiva si ha la rottura delle vescicole; nelle donne in concomitanza può presentarsi vaginite essudativa accompagnata da febbre e malessere generale. In genere la guarigione avviene in 15- 20 giorni.
Al termine dell’infezione primaria il virus penetra nelle terminazioni nervose dell’epidermide e lì rimane in uno stato latente.
Nell’infezione secondaria il sistema immunitario dà una risposta più rapida ed efficace limitando l’infezione ad un’area localizzata attorno all’estremità del nervo coinvolto: compaiono quindi poche vescicole sulle labbra e solo di rado all’interno della bocca.

Cause:
Si è appurato che il primo contatto con il virus HSV-1 avviene soprattutto nei primi anni di vita tramite un’infezione chiamata gengivostomatite erpetica, che si manifesta con lesioni alla mucosa del cavo orale e delle labbra che provocano dolore e fastidio sia a livello fisico che psicologico, in quanto l’aspetto esteriore è temporaneamente compromesso; non di rado i pazienti, soprattutto adulti, che soffrono di questo problema presentano i sintomi dell’ansia e sentono il bisogno di isolarsi a causa di un sentimento di vergogna ed imbarazzo.

Sintomi:
L’infezione primaria da HSV-1 è spesso asintomatica, la maggior parte degli adulti sono infatti portatori di anticorpi senza avere avuto episodi evidenti della patologia; nei casi sintomatici l’infezione presenta numerose forme cliniche possibili, tuttavia la più comune la gengivostomatite erpetica che si osserva più frequentemente in età pediatrica dai 2 ai 5 anni.
Le fasi chiave dell’Herpes labialis ricorrente sono essenzialmente quattro.Fase prodromica, in cui il soggetto può avvertire dei sintomi specifici come pizzicore, prurito, bruciore e dolore. Questa fase dura da poche ore ad un giorno e si è già potenzialmente contagiosi, anche se non si sono ancora formate le vescicole. Riconoscere questi sintomi anticipatori è di grande aiuto in quanto l’applicazione di preparati topici antivirali riduce l’ampiezza delle lesioni cutanee.Fase delle vescicole, che possono diventare grandi dai 2 ai 5 mm ripiene di liquido giallognolo.Fase ulcerosa, in cui le pustole scoppiano e confluisco a formare un’unica grande ulcera dolente di colore grigio. Il liquido che fuoriesce è ancora molto contagioso.Fase della crosta dura, in cui la crosta molle già formatasi diventa via via più dura ed assume un colore rosso scuro. In questa fase il soggetto può lamentare prurito e dolore dovuto al sanguinamento della crosta. A questo punto il soggetto non è più contagioso.
Trasmissione:
Il virus HSV-1 è molto contagioso e si trasmette per contatto diretto fra persone: o tramite le lesioni erpetiche, oppure tramite la saliva di portatori sani.
Quindi può avvenire tramite lo scambio di effusioni tra una persona infetta ed una non infetta, tramite lo scambio di oggetti infetti come stoviglie, asciugamani, rasoi, spazzolini ecc. Oppure un soggetto colpito può autocontagiarsi cioè trasmettere il virus in altre parti del corpo come il naso o l’occhio.
Al soggetto colpito si raccomanda di non toccarsi le vescicole e di seguire un’accurata igiene generale, lavarsi spesso le mani soprattutto prima di maneggiare oggetti condivisi.
In ultimo da ricordare che i virus HSV-1 ed HSV-2 possono contaminare sia la zona orale che la zona genitale: l’Herpes labialis può essere trasmesso ai genitali attraverso contatto oro-genitale dando origine ad Herpes genitale secondario ed al contrario può avvenire che l’Herpes genitale possa essere trasmesso a livello orale dando origine ad Herpes labialis secondario.
Pericoli:
L’Herpes simplex dell’occhio rappresenta una delle cause più frequenti di cecità infettiva nel mondo.
Il rischio più rilevante della forma genitale è quello legato alla gravidanza.
Durata:
Il periodo di guarigione dell’infezione secondaria da HSV-1 di norma si aggira intorno ai 9 – 11 giorni, talvolta persiste una macchia rossastra che si attenua con il passare del tempo, mentre l’infezione da HSV-2 ha un tempo di guarigione leggermente più lungo e la lesione può essere più accentuata soprattutto per il sesso femminile.
Cura e terapia:
Il trattamento più efficace per questo tipo di infezione è costituito da un agente antivirale in grado di bloccare la moltiplicazione del virus contribuendo ad abbreviare i tempi di guarigione. I due farmaci più usati sono aciclovir (come generico, oppure come Zovirax, Cycloviran, …) e penciclovir, (Vectavir) soprattutto ad uso topico.
L’aciclovir si è dimostrato efficace se applicato nella fase prodromica, mentre lo è molto meno se usato solo nella fase vescicolare. E’ di fondamentale importanza ai fini di una corretta terapia l’applicazione di uno strato di crema ogni 4 ore (notte esclusa) per almeno 5 giorni fino ad un massimo di 10.
Il penciclovir fornisce risultati soddisfacenti indipendentemente dalla fase di sviluppo della lesione erpetica. L’applicazione topica del penciclovir è in grado anche di attenuare il dolore, la crema va applicata sulla zona infetta ogni 2 ore per 4 giorni consecutivi.
Se le recidive erpetiche sono frequenti è consigliabile ricorrere alla somministrazione di un antivirale per via sistemica su consiglio medico.
I vaccini sono ancora in fase di studio.
Prevenzione:
I fattori che contribuiscono alle recidive erpetiche sembrano dipendere dallo stato generale del sistema immunitario, pertanto i seguenti fattori sono quelli più incriminati:
·         forte stress,
·         febbre,
·         malnutrizione,
·         sbalzi ormonali,
·         malattie da raffreddamento o influenza,
·         gravidanza,
·         trauma locale (interventi odontoiatrici, chirurgia estetica, rasatura),
·         esposizione a temperature estreme,
·         esposizione ai raggi ultravioletti.
Evitando questi fattori di innesco spesso è possibile prevenire o diminuire la gravità dell’Herpes labialis.


GENGIVOSTOMATITE HERPETICA :
le manifestazioni di questo virus nel cavo orale sono denominate Gengivostomatite (da distinguersi dalla Stomatite Aftosa)

L'herpes simplex primario (tipicamente contratto da bambini) determina la gengivostomatite erpetica acuta. Essa di solito è dovuta al virus herpes simplex tipo 1 (ma, attraverso il contatto oro- genitale, può essere dovuta al virus herpes simplex tipo 2) .Esordisce con piccole vescicole che si rompono formando ulcere. Quando nelle fasi iniziali è localizzata, può somigliare alla stomatite aftosa, ma l'herpes primario colpisce sempre la gengiva aderente e può interessare altri tessuti, mentre la stomatite aftosa non colpisce mai la gengiva aderente. Può presentarsi con febbre.Il dolore spesso è così intenso che il paziente non riesce ad alimentarsi o addirittura a bere. L'infezione tipicamente dura da 10 a 14 giorni. Il virus si stabilizza nel ganglio semilunare (centro nervoso)dove rimane in fase di latenza per periodi di diversa lunghezza.Lo stress, alterazioni del sistema immune o trauma possono successivamente riattivarlo.
Il trattamento è sintomatico. Esso comprende analgesici sistemici (p. es., paracetamolo) e anestetici topici applicati direttamente con una garza (p. es., una soluzione di diclonina allo 0,5% o una pomata di benzocaina al 2-20%). Quando sono colpite aree molto vaste, la lidocaina viscosa al 5% può essere utilizzata per gli sciacqui orali 5 min prima del pasto. (Nota: la lidocaina non deve essere deglutita poiché anestetizza l'orofaringe, l'ipofaringe e a volte l'epiglottide. I bambini devono essere tenuti in osservazione per escludere segni di inalazione.)
Le eruzioni dell'herpes simplex secondario si verificano come ulcere fredde sul bordo vermiglio del labbro o, molto meno comunemente, come ulcerazioni della mucosa del palato duro. Di solito, un paziente presenta delle sensazioni prodromiche, tipicamente un prurito o un bruciore del labbro. Durante la fase prodromica, il trattamento PO con aciclovir alla dose di 200 mg cinque volte al giorno può diminuire la durata e la gravità delle eruzioni, mentre la somministrazione dell'aciclovir per via topica non è efficace. La durata delle lesioni può essere ridotta a circa un giorno applicando una pomata di penciclovir all'1% q 2 h al risveglio. Questo trattamento deve essere iniziato durante la fase prodromica o subito dopo la comparsa della prima lesione.



SBIANCAMENTO DENTALE (BLEACHING)



Denti bianchi e curati rappresentano un ottimo biglietto da visita, capace di rendere più gradevole non solo il sorriso, ma anche l'aspetto generale di una persona; come è possibile allora riportare i denti ad avere un aspetto così luminoso? La tecnica utilizzata in odontoiatria è quello dello sbiancamento dentale: è un trattamento estetico che rimuove le pigmentazioni che macchiano i denti, il cui obbiettivo è ricreare un colore bianco e luminoso. Per capire quali sono le indicazioni ed i limiti di tale tecnica, dobbiamo per prima cosa individuare le diverse cause di queste macchie:


Fattori intrinseci: includono le discromie irreversibili (cioè non risolvibili con lo sbiancamento) dovute all’assorbimento di molecole cromogene all'interno di smalto e dentina, durante le fasi dello sviluppo dentale o dopo l’eruzione degli elementi dentari. Sono legate a lesioni della camera pulpare (emorragia intrapulpare, necrosi, calcificazione con deposito di dentina terziaria), terapia endodontica, difetti congeniti (fenilchetonuria, fibrosi cistica, iperbilirubinemia congenita, amelogenesi e dentinogenesi imperfecta), assunzione di farmaci (tetracicline, fluoro).
Fattori estrinseci: includono le pigmentazioni giallo-brune superficiali provenienti dall'esterno, che interessano esclusivamente lo smalto. Sono legate al consumo di cibi particolarmente colorati (esempio liquirizia), bevande (es caffè ), fumo di tabacco, uniti ad una scarsa igiene orale e al procedere dell’età (che determina assottigliamento dello smalto e incremento della dentina) inducono appunto la formazione di macchie sulla superficie dentale.E' su queste pigmentazioni che si può facilmente intervenire eliminandole.

Le tecniche di sbiancamento possono essere PROFESSIONALI (quindi eseguite nello studio dentistico ) o DOMICILIARI (a casa).



SBIANCAMENTO PROFESSIONALE:
Questa procedura sfrutta l'azione di agenti sbiancanti chimici ad alta concentrazione, potenziati da specifiche lampade che ne favoriscono l'azione in profondità. Il mezzo sbiancante più diffuso è costituito da un gel a base di perossido di idrogeno al 35-38% c.a.; altre sostanze utilizzate sono: perossido di carbammide (molecola organica che rilascia perossido di idrogeno e urea; al 10% equivale al 3,5% di perossido di idrogeno), perborato di sodio (mono-,tri- e tetra-idrato mescolato con perossido di idrogeno) e ossido di calcio.
Queste sostanze, una volta esposte a particolari fonti luminose, si attivano liberando ossigeno. Una volta liberato, l'ossigeno penetra nella struttura del dente, innescando reazioni di ossido-riduzione che scompongono le molecole delle macchie in composti più piccoli, incolori e facilmente eliminabili.
L'intensità dello sbiancamento dipende dalla concentrazione del principio attivo e dal suo tempo di applicazione.
I VANTAGGI di un intervento professionale sono che garantisce il miglior risultato possibile, minimizzando effetti indesiderati come eccessiva sensibilità termica ed irritazione gengivale. Questi disturbi vengono prevenuti proteggendo le gengive, la lingua e le labbra con presidi utili anche per aumentare il confort della seduta (generalmente si impiegano mascherine personalizzate in silicone morbido). Leggere gengiviti tendono comunque a presentarsi al termine del trattamento, salvo poi regredire spontaneamente nelle 24-48 ore successive.
Questa tecnica prevede la totale assenza di altre patologie a carico dei denti, come ad esempio carie, gengiviti o tartaro. L'intervento, inoltre, è sconsigliato ai ragazzi di età inferiore ai 14 anni e alle donne in gravidanza o in periodo di allattamento. Dopo la seduta è importante evitare per almeno 24 ore il fumo e l'assunzione di cibi e bevande coloranti.



Successo dello sbiancamento:
La durata del trattamento e le aspettative sul risultato dipendono dall’eziologia delle macchie (difetti genetici o di sviluppo, cambiamenti relativi all’età, colorazioni estrinseche, aspetti intrinseci) e dalla diagnosi, così come dall'agente sbiancante scelto e dalla modalità di applicazione. In generale, le macchie scure rispondono bene allo sbiancamento, mentre le macchie bianche non subiscono cambiamenti, sebbene tendano a risultare meno evidenti perché il contrasto con i denti vicini si attenua.  I denti normalmente sbiancano in un tempo compreso tra 3 giorni e 6 settimane. Le macchie di nicotina possono impiegare 1-3 mesi e le macchie da tetracicline 2-6 mesi o più . Il tipo di macchia ed il colore iniziale del dente vanno tenuti in considerazione; le pigmentazioni localizzate al colletto dell’elemento dentario, quelle di colore grigio scuro o blu e le discromie severe da tetracicline sono difficili da trattare.

SBIANCAMENTO DOMICILIARE:
In questo caso NON ci si riferisce agli approcci empirici e fai-da-te, dal costo generalmente contenuto, come ad esempio l'impiego di dentifrici abrasivi, infatti un utilizzo eccessivo o improprio di questi prodotti può logorare lo smalto dentale, con conseguente ingiallimento dei denti; la loro efficacia, inoltre, si limita alla rimozione delle macchie più superficiali.
Per lo sbiancamento domiciliare  si intende quella tecnica  in cui il dentista realizza nel suo studio mascherine personalizzate in silicone morbido, riproducenti l'esatta forma delle arcate dentarie del paziente; successivamente all'interno di queste mascherine viene inserita la giusta quantità di sostanze sbiancanti in gel (come il perossido di carbamide) e si procede con l'applicazione sui denti. Mantenendole in sede per un tempo variabile dai 30 minuti alle 3-4 ore (secondo le indicazioni del dentista) e ripetendo l'operazione per circa una settimana, si ottiene un ottimo effetto sbiancante (paragonabile al bleaching alla poltrona). Generalmente, la durata dell'effetto è di circa 5-6 anni, ammesso che nel corso di questo periodo si effettuino richiami di breve durata.
Un altro intervento domiciliare molto praticato si avvale delle cosiddette "strips", striscette adesive a base di agenti sbiancanti che vanno fatte aderire ai denti per 30 minuti, 2 volte al dì, per 14 giorni. Economico, pratico e con un basso rischio di ipersensibilità dentinale) , questo trattamento presenta tuttavia una scarsa efficacia, richiede tempi abbastanza lunghi ed i risultati sono garantiti soltanto per pochi mesi.


EFFETTI COLLATERALI:
1. Aumento transitorio lieve/moderato della sensibilità dentale riscontrabile durante e dopo il trattamento nei 2/3 dei pazienti sottoposti a sbiancamento dei denti vitali, riconducibile ad una pulpite reversibile scatenata dall’agente sbiancante ed amplificata dalla disidratazione dentale. Può essere affrontata mediante fluoroprofilassi topica (occlusione dei tubuli dentinali e riduzione del fluido dentinale) o applicazione di nitrato di potassio che ha un effetto analgesico sulla trasmissione dell’impulso nervoso.
2. Riduzione della microdurezza dello smalto esposto agli agenti sbiancanti clinicamente non significativa e capace di regredire spontaneamente in seguito al contatto con la saliva (elettroliti salivari).
3. Irritazione dei tessuti molli: concentrazioni maggiori o uguali al 10% di perossido di idrogeno possono provocare danno cellulare, ulcerazione gengivale e bruciore mucoso e cutaneo. Clinicamente è possibile apprezzare la comparsa di una chiazza rossastra che lascia il posto ad una lesione di colore chiaro che tende a risolversi in tempi rapidi senza lasciare danni permanenti. E' quindi fondamentale una protezione dei tessuti molli .
4. Alterazione del gusto. E’ possibile che il paziente riferisca di avvertire la sensazione di un gusto metallico immediatamente dopo lo sbiancamento e per alcune ore .
5. Incremento della temperatura intrapulpare : associata ad un potenziale danno pulpare, viene registrata in corso di trattamento sbiancante con perossido di idrogeno quando si ricorre all’ausilio di sorgenti di attivazione (luce alogena, LED, laser) per accelerare il processo. Le sorgenti luminose aumentano la velocità di decomposizione del perossido di idrogeno e quindi di rilascio di radicali liberi capaci di ossidare i pigmenti scuri. Le sorgenti di attivazione che generano calore possono indurre espansione del fluido contenuto nei tubuli dentinali, determinando iperemia pulpare ed ipersensibilità post sbiancamento.
6. Alterazione della trama superficiale delle otturazioni in composito e dell’interfaccia smalto-composito:  lo sbiancamento produce alterazioni della topografia di superficie con predominanza di aree di depressione che favoriscono l’accumulo di placca ed innalzano il rischio di carie e patologie parodontali. L’interfaccia smalto-composito, al contrario, non subisce alterazioni dopo trattamento sbiancante.
7. Riassorbimento cervicale associato allo sbiancamento del dente non vitale qualora non si allestisca un opportuno isolamento.