martedì 15 marzo 2016

AFTE : che dolore!


Colpiscono circa il 20 % della popolazione: stiamo parlando delle fastidiose AFTE della bocca, responsabili di dolore mentre si mangia, si beve o ci si lava i denti. Ma proprio perché relativamente comuni, non significa che queste piccole piaghe aperte all’interno della bocca debbano essere ignorate.
Conosciute anche come stomatiti, sono piccole piaghe che possono manifestarsi all’interno della bocca, delle guance, delle labbra, della gola, o talvolta sulla lingua. Non sono da confondere con le  vesciche da febbre,  che sono provocate dal virus del herpes simplex e si trovano al di fuori della bocca intorno alle labbra, sulle guance o sul mento, o all’interno delle narici. Mentre le vesciche da febbre sono contagiose, le ulcere orali non possono essere trasmesse, quindi ad esempio un bacio  non è veicolo di trasmissione.
CAUSE :
Si sa che è una patologia immunomediata ( in particolare dovuta all'attività cellulo-mediata del nostro sistema immunitario); restano però da chiarire quali siano le effettive cause che inducono questa attività; si può comunque affermare che tra i principali fattori di rischio ci sono carenze nutrizionali legate ad una dieta squilibrata: le persone che hanno deficit di acido folico, vitamina B12 e ferro, sembrano essere più soggette allo sviluppo di afte, a maggior ragione se intolleranti. Le afte possono altresì indicare un problema del sistema immunitario; infezioni; traumi: lesioni della bocca dovute ad un morso sul labbro interno, oppure ad un lavaggio dei denti eccessivamente vigoroso vanno a danneggiare la delicata parete interna della bocca e pare siano un’ulteriore causa delle ulcere orali;
STRESS: uno studio condtto su studenti universitari ha dimostrato un aumento dell'incidena di afte durante periodi di particolarmente stressanti, come ad esempio in concomitanza di un esame.

Anche se chiunque può manifestarle, i giovani e gli adolescenti ventenni sembrano avere più spesso problemi di stomatiti, e le donne hanno il doppio delle probabilità di svilupparle rispetto agli uomini. Alcune di esse manifestano ulcere orali all’inizio del loro periodo mestruale.
Le afte possono essere associate a diverse patologie: morbo di Behcet, celiachia, malattie infiammatorie intestinali ( Morbo di Crohn, Colite Ulcerosa).
FORME CLINICHE:

  • MINOR: forma piu' comune, sono ulcere circondate da un alone eritematoso
    di dimensione tra i 3 mm fino ad 1 cm; compaiono in un numero massimo di 5 in diverse zone della mucosa orale a bassa cheratinizzazione ( palato molle, mucosa geniena); 


  • MAIOR: in questo caso le ulcere sono circondate da un alone eriteatoso
    rilevato; sono molto piu' numerose: fino a 10 diverse afte, che possono fondersi tra loro ed esitano con cicatrici; possono permanere anche per molti anni.


  • FAMILIARE RICORRENTE: è una forma minor, ricorrente in diversi componenti di una stessa famiglia e nello stesso soggetto con elevata frequenza.

I SINTOMI comuni a queste forme son bruciore e dolore per almeno 3-4 giorni fino a che non ricomincia l'epitelizazione della mucosa, che dura 8-10 giorni, dopo i quali si ha una completa restitutio ad integrum. Saltuariamente le stomatiti possono essere accompagnate da sintomi quali febbre, gonfiore dei linfonodi e
un po’ di sonnolenza o sintomi dell’influenza.




                                            TRATTAMENTO 
Il trattamento ha principalmente lo scopo di alleviare i sintomi: la stomatite viene trattata generalmente con farmaci da banco ad azione locale, cioè con sciaqui o con l'applicazione tramite gel: 
  • farmaci antisettici, utili per disinfettare la cavità orale;
  • antibiotici, antimicotici o antivirali, in caso di infezione, su consiglio del medico;
  • anestetici ed antidolorifici, per alleviare la sensazione di dolore correlata alla presenza della lesione.

Alcuni tipi di colluttorio risultano particolarmente indicati per la cura della stomatite, grazie alla presenza di principi attivi e specifici ingredienti efficaci nel trattamento dei sitomi. Tali componenti attivi sono:
  • desametasone: corticocosteroide in grado di alleviare i sintomi tipici dell'infiammazione (gonfiore, dolore, calore)  
  • tetraciclina: antibatterico inibitore della sintesi proteica (indicato soprattutto in caso di ulcere aftose)
  • nistatina: antibiotico inibitore delle funzioni della membrana citoplasmatica, si lega alla membrana del patogeno e ne induce la neutralizzazione
  • difenidramina: antistaminico ed anestetico locale
I collutori contenenti questi attivi sono soggetti a prescrizione medica, e  rappresentano un rimedio efficace al trattamento della stomatite.


martedì 1 marzo 2016

Fluoroprofilassi


È un trattamento che ha lo scopo di prevenire la formazione di carie dentali.
Consiste nella somministrazione di Fluoro: un oligoelemento presente in natura
nell'acqua, nel pesce, nella verdura, nel latte ecc...
Esso è affine ai tessuti mineralizzati e la sua azione specifica è quella di aumentare la resistenza alla carie.


COME AGISCE IL FLUORO? in 3 modi :

1) Rimineralizza lo smalto dentario, il fluoro entra a far parte della struttura chimica del dente, creando dei cristalli piu' resistenti;


2) Limita la demineralizzazione (evento inizale del processo carioso);

3) Ostacola l'adesione batterica sulla superficie dentale.



Il fluoro può essere somministrato per via sistemica (gocce, compresse) metodica che si attua nella fase pre- eruttiva, cioè durante le fasi di formazione dei tessuti dentari,
o per via topica ( dentifrici, gel, colluttori, sigillanti ) durante l'eruzione dei denti e nelle fasi successive.

Vediamo piu' nel dettaglio come agisce il fluoro nelle diverse fasi di sviluppo :

Effetti del fluoro nel periodo di formazione dello smalto dentale

Il fluoro aiuta nella prevenzione della carie dentaria perché quando è assunto nella fase di formazione della struttura minerale dello smalto, rimpiazza gli ioni idrogeno con ioni fluoro, formando al posto dell'idrossiapatite, normale costituente dello smalto dei denti, la fluoroapatite: sostanza più resistente all'attacco acido, demineralizzante, della placca batterica.
A tale scopo il fluoro si può assumere dalla gravidanza fino a 6 anni, mediante
compresse reperibili in farmacia. Si determina così una riduzione dell'incidenza della carie dell 80%. Tali compresse sono disponibili in dosaggi da 0.25 e da 1 milligrammo, e vanno prese con le seguenti modalità: durante la gravidanza 1 mg al giorno alla madre, dallo svezzamento in poi il bambino dovrà assumere 0,05 mg di fluoro al giorno per ogni chilo di peso corporeo.



Effetti del fluoro sul dente già formato


Quando il dente è formato il fluoro favorisce la remineralizzazione dello smalto già lesionato dagli acidi della placca batterica e, particolare non trascurabile, inibisce il metabolismo dei batteri della placca. Applicato sui denti dopo che lo smalto si è formato, con l'uso di dentifrici fluorati per l'igiene orale quotidiana, riduce l'incidenza della carie del 24%. Ciò significa che in chi spazzola i denti utilizzando dentifrici al fluoro sono state riscontrate il 24% in meno di cavità cariose rispetto a chi spazzola i denti senza utilizzare dentifrici al fluoro.

I dentifrici fluorati sono pertanto più efficaci nella prevenzione della carie dentaria rispetto ai dentifrici non fluorati purché siano rispettate le seguenti condizioni: il contatto tra il dentifricio e il dente non deve essere troppo fuggevole; il dentifricio deve contenere costantemente il fluoro sotto forma di sale solubile; il tenore di fluoruro sodico, potassico del dentifricio deve risultare sufficientemente elevato (0,50%).



EFFETTI INDESIDERATI: FLUOROSI 
Una somministrazione eccessiva di fluoro ( piu' di 2 mg/die nei bambini, durante le fasi di formazione dello smalto dentale) induce delle alterazioni strutturali visibili clinicamente come macchie biancastre o brunastre sulla superficie dentale. 

Le piu' recenti linee guida Nazionali della Salute Orale e della Prevenzione delle patologie orali ribadiscono che la prevenzione della carie attraverso somministrazione di fluoro è fortemente raccomandata. 

 Una piccola curiosità : gli squali, ben noti per i loro denti forti e taglienti, diversamente da noi, posseggono una struttura dentale a base di fluoro, che ne conferisce estrema durezza e  notevole resistenza alla carie! Ecco svelato il loro segreto :-)

giovedì 25 febbraio 2016

PATOLOGIE DELLA LINGUA

In questo articolo verranno descritte le principali patologie legate alla LINGUA:  
 
quasi tutte queste malattie presentano come sintomo comune l'infiammazione della lingua, in questo caso parleremo di glossite, che dà sintomi quali arrossamentogonfiore, dolore, bruciore.
 La glossite rende la lingua liscia, a causa della scomparsa delle papille che solitamente la rivestono. Masticare, ingoiare, perfino parlare diventa un vero e proprio tormento. La glossite può essere acuta o cronica.
Cause della glossite possono essere le infezioni, l’esposizione ad agenti irritanti, quali tabacco, alcol, cibi speziati o troppo caldi/freddi, alcuni farmaci ipotensivi, deficienza da vitamina B ed altre patologie.La glossite può essere diagnosticata da un dentista durante una visita. Il colloquio con il medico può avvalorare la diagnosi e gli esami del sanguepossono chiarire se la glossite è dovuta ad altri disturbi sistemici.Il trattamento solitamente ha come scopo quello di ridurre l’infiammazione. Non ha bisogno di alcun ricovero ospedaliero nei casi lievi o moderati; è essenziale solo mantenere una buona igiene orale. Per ridurre l’infiammazione è consigliata l’assunzione di corticosteroidi, mentre, nei casi lievi, può essere d’aiuto l’applicazione di un farmaco ad azione locale. Solitamente, la glossite risponde bene al trattamento se la causa viene rimossa.


1)LINGUA A CARTA GEOGRAFICA: conosciuta anche con il nome di glossite benigna migratoria si presenta con delle chiazze color rosso, eritematose, con contorno bianco, nei due terzi anteriori della lingua; hanno la caratteristica di spostarsi da un punto ad un altro della lingua (migrano). Queste chiazze rosse presentano una mucosa atrofica in cui si ha la perdita delle papille filiformi. Questa patologia colpisce in egual misura maschi e femmine e sono colpiti in prevalenza bambini e giovani adulti; è asintomatica e può rappresentare un segno di psioriasi. Queste lesioni possono regredire spontaneamente per poi ricomparire nell'arco di giorni o settimane.Non c'è una terapia ma in caso di bruciore si possonoo assumere antimicotici topici.



2)LINGUA PLICATA o SCROTALE: Deve il nome alla particolare conformazione che assume la superficie della lingua, che si presenta con le pliche simili a quelle di uno scroto; è di origine ereditaria, asintomatica, può recare dolore se le pliche sono profonde e il cibo penetra all'interno dando infiammazione e alitosi; talvolta vi è un'unica fissurazione centrale; può essere associata alla sindrome di Melkersson Rosenthal. Non necessita di trattamento; per evitare l'alitosi si consiglia di pulire all'interno delle pliche con spazzolino a setole morbidissime e colluttorio alla clorexidina.



3)LINGUA VILLOSA: Può essere bianca o nigra (carartteristica nei fumatori in cui permane il colore scuro del catrame). Marcata ipertrofia ed ipercheratosi delle papille che danno un'aspetto di patina villosa, le papille possono diventare talmente lunghe da indurre il vomito. Una causa molto frequente è il fumo di sigarette che stimola la profilerazione delle papille; altro fattore associato è la scarsa igiene orale che induce un'alterazione della flora batterica del cavo orale. La terapia prevede: urea al 40% che rompe i legami intercherocitari e favorisce la desquamazione; può essere utile giochicchiare con un nocciolo di prugna ad esempio, per tagliare le papille troppo lunghe.



4)GLOSSITE ROMBICA MEDIANA: è una malformazione congenita della lingua, che si presenta con un area a forma regolare romboidale in posizione centrale sul dorso della lingua,  una macula eritematosa liscia o lobulata, quasi ulcerata; la parte interessata è priva della mucosa che normalmente riveste la lingua a causa dell'atrofia delle papille. Spesso si associa ad infezione da Candida Albicans; in questo caso la terapia prevede antimicotici topici o per via sistemica.



5)CANCRO della LINGUA : Il cancro della lingua rappresenta circa il 2% di tutte le neoplasie diagnosticate in Italia e colpisce prevalentemente gli uomini rispetto alle donne. In generale sono molto più frequentemente colpiti soggetti forti fumatori e/o bevitori. Si tratta di una patologia complesse da trattare perchè oltre ai problemi oncologici e alla prognosi non buona delle forme avanzate, l'otorinolaringoiatra si trova di fronte alla necessità di controllore tutte quelle problematiche che possono originare da un intervento a volte demolitivo a carico di un organo così importante per la deglutizione e la fonazionePer fortuna, data la localizzazione della neoformazione, questo tipo di neoplasia viene solitamente diagnosticata nelle fasi precoci; purtroppo, tuttavia, a volte alcuni pazienti tendono a sottovalutare il quadro clinico facendo passare molto tempo prima di recarsi dal medico e permettere la diagnosi.I fattori di rischio principalmente responsabili della genesi di questa malattia sono:
    TABACCO: L'incidenza del tumore della lingua in soggetti fumatori è circa sei volte più alta rispetto a quella nei soggetti non fumatori e circa il 90% dei soggetti che sviluppano la patologia sono fumatori. Oltre a questo alcuni studi hanno dimostrato che molti soggetti (40%) che hanno continuato a fumare dopo intervento per cancro della lingua hanno sviluppato un secondo tumore o una recidiva mentre questo è avviene soltanto in un 6% dei casi nei soggetti non più fumatori. Tra gli utilizzi del tabacco più pericolosi ricordiamo la masticazione del tabacco ancora molto frequente in alcuni paesi asiatici.
    CONSUMO DI ALCOOL: Il cancro della lingua interessa in modo sei volte maggiore soggetti che bevono alcolici, soprattutto se superalcolici. Il 75% dei soggetti che sviluppano la patologia sono bevitori di alcool. Se il soggetto è un forte bevitore e un forte fumatore il rischio di sviluppare la malattia risulta 15 volte superiore a quello di un soggetto che non beve e non fuma.
    INFEZIONI DA HPV: Il Ruolo del Papillomavirus Umano sulla genesi di queste patologie è ancora oggi oggetto di studio.
    Sindrome di Plummer Vinson: La sindrome è caratterizzata da anemia sideropenica e atrofia delle mucose della bocca, del faringe e dell'esofago. Sembra poter avere un ruolo nella genesi della patologia.
    SINTOMI: il cancro della lingua tende a crescere in modo subdolo e non evidente: i tessuti della lingua, infatti, a causa della loro lassità, ostacolano ben poco l'estenzione della malattia che, se non superficiale, spesso diventa sintomatica solo quando la mobilità linguale risulta pregiudicata. Le zone più interessate della porzione mobile sono sicuramente i bordi della lingua ma purtroppo sono frequenti anche i tumori a carico della base della lingua, la porzione posteriore meno visibile al paziente. I primi sintomi di una malattia non visivamente evidente sono, quindi, spesso rappresentatI da difficoltà nel parlare (voce da ingombro: il soggetto parla come se avesse qualcosa in bocca) e nel deglutire. In casi in cui ci sia un interessamento del nervo linguale può svilupparsi una sintomatologia dolorosa magari irradiata all'orecchio, ma occorre sottolineare che nella maggior parte dei casi le forme sono assolutamente indolenti. Purtroppo, in modo non infrequente, già al momento della diagnosi può essere evidente alla palpazione un interessamento dei linfonodi del collo (che si palpano tumefatti).

giovedì 21 gennaio 2016

CIBI CHE MACCHIANO I DENTI: QUALI SONO

Con il tempo i denti perdono il loro colore bianco naturale; una delle cause più comuni è il consumo di determinati cibi o bevande: in particolare, ci sono alcuni alimenti che macchiano i denti, altri che portano via lo smalto dalla loro superficie, altri ancora, troppo acidi o caldi, che creano delle microlesioni o li consumano progressivamente.

Vediamo allora una serie di cibi e bevande da evitare o da consumare con attenzione per evitare che i nostri denti si ingialliscano.

CAFFE'  
Il caffè è tra gli alimenti che ingiallisce maggiormente i denti. Questo effetto è dovuto al caratteristico colore scuro del caffè; la bevanda viene assorbita dai denti, che sono particolarmente porosi. Il risultato, purtroppo, non è molto “estetico”! Del resto il caffè, anche per altri motivi, andrebbe assunto con moderazione.

TE'


Il tè ingiallisce i denti meno del caffè, ma ci sono alcune varietà di tè che possono ingiallire i denti più del caffè. I maggiori responsabili dell’ingiallimento dei denti sono i tè particolarmente scuri. A causare l’ingiallimento sono i tannini, sostanze che, però, rendono il tè una bevanda ricca di proprietà benefiche. Per limitare l’effetto ingiallente del tè si può aggiungere al tè del latte.              


VINO ROSSO
Questo caso vale la regola del colore: il vino rosso, per il suo colore scuro, può macchiare i denti. Al di là di questa controindicazione, il vino rosso, se assunto in modeste quantità, può rivelarsi persino benefico per la salute e in particolare per la salute del cuore. Insomma, anche in questo caso, la parola d’ordine è moderazione

SALSA SOIA
Di accompagnamento per piatti asiatici, tra cui il sushi (pietanza giapponese tutta da scoprire, di cui abbiamo già parlato per le sue proprietà anti-cariogene ) è una salsa di colore scuro e quindi può macchiare i denti e farli ingiallire. Per questo, trattandosi di un alimento non indispensabile per la nostra alimentazione, la salsa di soia andrebbe assunta con molta moderazione.



FRUTTA COLORATA: MIRTILLI, MORE & FRUTTI ROSSII mirtilli hanno tante propietà benefiche per l'organismo perché sono ricchi di antiossidanti. Tuttavia, il loro colore scuro, può lasciare macchie sui denti difficili da eliminare. Di conseguenza, si raccomanda di risciacquare bene i denti subito dopo aver mangiato questi frutti. In alternativa, ogni tanto, sarebbe bene lavare i denti con bicarbonato e limone. Meglio non farlo di frequente perché si potrebbe corrodere lo smalto dei denti.




LIQUIRIZIA
Se amate la liquirizia prestate attenzione a non esagerare con le quantità. Questo delizioso prodotto può creare sui denti macchie scure. Questo stesso discorso vale per alcuni dolciumi, come caramelle e gomme da masticare che, soprattutto in dosi eccessive, rendono lo smalto di una colorazione tendente al giallo.


COCA-COLA
La coca cola è una bevanda di cui si dovrebbe eliminare il consumo, a prescindere, visti i danni che può arrecare alla nostra salute. Come tutte le bevande di colore scuro, può macchiare i denti. I problemi però sono collegati anche alla presenza, al suo interno, della soda e al fatto che in genere è consumata molto fredda. Questo, infatti, rende i denti più porosi e inclini alle macchie. Inoltre, le sostanze in essa contenute corrodono lo smalto dei denti.

SUCCHI DI FRUTTA di colore SCURO
Anche se il succo di frutta è una bevanda meno nociva rispetto alla coca cola, il colore scuro di alcuni tipi di ingredienti, assieme all’azione di alcuni acidi, può portare a macchiare i denti. Se volete godere dei benefici della frutta, meglio sgranocchiare una mela, ad esempio. La sua consistenza croccante, infatti, aiuta a proteggere, pulire e a mantenere in salute i vostri denti.



ACETO BALSAMICO
È uno dei condimenti per insalata (e non solo) più deliziosi e ricchi di proprietà che possiamo usare, eppure il suo colore scuro potrebbe macchiare i denti. Meglio optare per dei condimenti più chiari, senza rinunciare alla lattuga che invece crea una patina protettiva antimacchia sullo smalto dei denti.


SALSA DI POMODORO
Un must della cultura culinaria italiana che, però, può macchiare i denti. Cosa possiamo fare per non rinunciarci? Mangiare prima un antipasto fatto di spinaci o broccoli che, come la lattuga, creano un film protettivo sui denti in modo che gli alimenti non penetrino nei pori. I responsabili, in questi casi, sono gli acidi in esso contenuti; questi corrodono lo smalto dei denti (di colore bianco puro) e fanno fuoriuscire la parte interna, di colore giallastro.


CACAO
Oltre ad essere un nemico per la forma fisica, il cacao ha un alto potere macchiante sulle superfici dentali, un motivo in più per limitarne il consumo.



Questi cibi sono dunque da bandire dalla nostra tavola? assolutamente NO, vediamo quindi qualche consiglio per limitarne i danni:

1 ricorda che gli alimenti che macchino la  tovaglia bianca   possono macchire anche i denti.
2  Mirtilli, more, ciliegie, melograni  e salsa di pomodoro sono alimenti ricchi di antiossidanti, sono salutari e non vanno eliminati, meglio limitarne l’uso o sostituirli con cavolfiore, mele, pompelmo, melone e uva bianca.
3  Usa la cannuccia per bere te freddo,  bevande gasate in genere, aiuta a tenere lontano il liquido dalla superficie esterna dei denti.
4  Non trattenere a lungo in bocca sostanze che macchiano i denti, mastica e poi deglutisci.


5  Spazzola subito dopo aver ingerito  gli alimenti di cui abbiamo parlato, usa i colluttori al fluoro
6 . Se il danno è già stato fatto, ci si può rivolgere al dentista per un trattamento sbiancante.

martedì 19 gennaio 2016

A PERUGIA NASCE BIMBA CON 2 DENTI, SOLO 3 CASI su 10 mila

I bambini possono nascere già con un bel corredino di denti da latte? Se siamo abituati a vedere "sorridere" neonati sdentati, sappiate che è possibile, anche se è una rarità, ammirarli con qualche dentino già alla nascita.

Ed è proprio quello che è avvenuto all' ospedale Santa Maria della Misericordia  di Perugia, dove è stata data alla luce una bimba che già alla nascita presentava 2 dentini! Nata con parto naturale, la piccola presentava due incisivi inferiori, precisamente denti "sovranumerari semi-inclusi". La presenza di denti in epoca neonatale però rappresenta un fastidio sia per il bimbo sia per la madre durante, ad esempio, l'allattamento; perciò i medici, a meno di 24 h dal parto, hanno provveduto ad estrarli per evitare complicanze.


lunedì 18 gennaio 2016

ALITOSI : CAUSE E RIMEDI


Cos'è?   Odore sgradevole dell'aria espirata, durante la respirazione e la fonazione. 
Si associa spesso a una lingua che presenta una patina bianca. Colpisce più del 20 % della popolazione; spesso ci si rende conto di questo problema quando qualcuno ce lo fa notare;
le cause sono svariate: può essere dovuta a periodi di digiuno prolungato che determinano la  formazione di corpi chetonici (responsabili del cattivo odore).

Cenni storici:
Quello dell'alitosi non è un problema appartenente solo all'epoca moderna; il termine stesso è di origine latina­: ALITUS (respiro) + OSIS (malato, anomalo), è quindi un problema psico-sociale che coinvolge le popolazioni già dall'epoca degli antichi greci e romani, ben noti per la loro attenzione e cura all'igiene e alla bellezza; anche nel libro della Genesi si parla di questo argomento, viene infatti menzionato il primo chewingum: una resina utilizzata  dalle popolazioni del mediterraneo come rinfrescante per l'alito.
Il tema dell'alitosi è stato affrontato anche nelle scritture islamiche: la teologia musulmana consiglia, nella prevenzione dell'alitosi, l'uso di  un caratteristico stick di legno da utilizzare durante il periodo di digiuno del Ramadan.

ALITOSI: VERA o TRANSITORIA?
Non tutti gli aliti cattivi sono dovuti ad una vera alitosi: esiste una condizione chiamata ALITOSI TRANSITORIA: è l'alito cattivo tipico del risveglio mattutino; si sviluppa in seguito al fenomeno di xerostomia (diminuzione del flusso salivare) che avviene normalmente durante il sonno, il quale in associazione ai processi di decomposizione che avvengono nel cavo orale ad opera della flora batterica, genera gli odori sgradevoli dell'alito al risveglio. Questo tipo di alitosi è presente in più del 50% della popolazione adulta, quindi è la condizione più frequente.

ALITOSI VERA: a seconda della CAUSA distinguiamo 2 tipologie:

EXTRAORALE --> 10%, Associata a cibi alitogeni(alimenti ricchi di zolfo come aglio, cipolla, porro, uovo, cavolo, molluschi, crostacei, peperoni e le spezie in particolare il curry;
farmaci (metronidazolo, antiallergici, ansiolitici,diuretici, antipertensivi ) che diminuiscono la produzione di saliva; abitudini viziate come il tabagismo (sigarette, pipa, sigaro);


patologie delle vie respiratorie, (bronchite cronica, bronchiectasie, carcinomi, ascessi polmonari, sinusiti, riniti), 
malattie gastroenteriche (ernia iatale, diverticolo di Zenchel, gastrite, ulcere) è stato dimostrato che molti pazienti che soffrono di alitosi hanno una cattiva digestione, spesso associata alla presenza di Helicobacter Pilori: un germe che localizzato nello stomaco provoca gastiri,ulcere ed altri problemi gastrici; 
malattie renali, malattie metaboliche (esempio diabete mellito).
  • INTRAORALE ­­­--> 90 %, La causa è riconducibile a patologie del cavo orale; un ruolo predominante è assunto da gengiviti e parodontiti ovvero quelle patologie sostenute da ceppi batterici gram negativi proteolitici (come ad esempio Porfiromonas Gengivalis, Fusobacterium Nucleatum, Tannarella Forsitia, Porfiromonas Gengivalis e altri) i quali producono i COMPOSTI VOLATILI SOLFORATI (CVS) che rappresentano la vera causa dell'alitosi. I CVS principali sono dimetilsolfuro - solfuro di idrogeno - metilmercaptano. La produzione di questi composti ha origine dal metabolismo delle proteine presenti nella dieta,  nel fluido gengivale e nella saliva, ad opera dei batteri proteolitici e delle proteasi (enzimi dell'ospite ) che  scindono queste proteine in peptidi semplici i quali, a loro volta, vengono frammentati in amminoacidi contenenti zolfo (metionina, cisteina) da cui derivano i composti volatili responsabili dell'alitosi. Altre sostenze alla base dell'insorgenza dell'alitosi sono: putrescina e la cadaverina (entrambe derivanti dal metabolismo di altri amminoacidi); acido butirrico-indolo-scatolo. Tutte queste sostanze possono essere percepite solo in forma volatile, quindi finchè rimagono disciolte nel fluido della saliva non sono percepibili come odore cattivo.
Accanto all'alitosi vera esiste una condizione detta ALITOFOBIA, in cui la persona crede di essere affetta da alitosi ma in realtà non è cosi, è solo una sua convinzione; l'alitofobia è correlata a disturbi ossessivo-compulsivi o ad ipocondria, in alcuni casi può addirittura portare al suicidio.

DIAGNOSI:
Si basa su valutazioni organolettiche in cui il dentista esamina l'alito del paziente assegnando un valore numerico su una scala da zero a cinque; su dispositivi di rilevazione dei composti volatili, come la gascromatografia: metodica in cui si analizza l'aria espirata e la saliva del paziente, valutando la presenza dei composti volatili; e l'halimiter: apparecchio elettronico che aspira l'aria proveniente dalla bocca e analizza le concentrazioni di disolfuro di idrogeno e di metilmercaptano. Oltre ciò è indispensabile un esame ispettivo del cavo orale per valutare la presenza di patologie che possono indurre l'alitosi.

TRATTAMENTO :

Nei casi di alitosi ad eziologia extraorale è necessario l'intervento dell'opportuno specialista.

Per quanto riguarda l'alitosi ad eziologia intraorale, il principio che accomuna tutte le terapie è l'eliminazione dei batteri proteolitici insidiati nel microambiente orale, con la rimozione di tutte le condizioni predisponenti alla loro proliferazione (pseudotasche, gengiviti, ecc). Le strategie terapeutiche si basano sui seguenti aspetti principali:
  1. riduzione della concentrazione dei batteri anaerobi nella bocca, specialmente sul dorso della lingua;
  2.  rimozione chimica (tramite un processo di ossidazione) dei composti volatili solforati;
Nel trattamento di questa patologia la compliance del paziente è fondamentale, occorre istruirlo in maniera dettagliata affinchè si possa risolvere la sua problematica.

INDICAZIONI DA SEGUIRE PER IL PAZIENTE ALITOSICO:
  • Correzione della dieta, evitando i cibi che contengono sostanze alitogene; importante anche evitare lunghi periodi di digiuno;


  • Migliorare e incrementare le manovre di igiene orale domiciliare: 1)Lo spazzolino è sicuramente uno dei presidi di profilassi più validi per la sua azione meccanica di rimozione dei residui alimentari e dei biofilm orali dalle superfici (è quindi importante sapere come scegliere il proprio spazzolino ). 2) Anche l'utilizzo di dentifrici con adeguate caratteristiche organolettiche contribuisce al miglioramento dei risultati: la presenza di aromi adeguati (es. menta) determina sensazioni di freschezza e pulizia che persistono variabilmente anche dopo l'uso. 3) L'uso di colluttori antisettici è utile per il
controllo della proliferazione batterica orale; in particolare si raccomanda l'uso di colluttori a base di cetilpiridinio, clorexidina, biossido di cloro, zinco e bicarbonato. 4) Nel programma di trattamento dell'alito, oltre ad una regolare igiene orale (spazzolamento, uso del filo interdentale, utilizzo di dentifrici e colluttori) va inclusa una regolare igiene della lingua (sopratutto nella porzione posteriore); la pulizia della lingua risulta fondamentale nel trattamento  e nella profilassi dell'alitosi, perchè la placca che si deposita su di essa è spessa circa 1 o 2 mm.
  • Sottoporsi a visite di controllo regolari;     

  • Bere molti liquidi;


  • Masticare gomme senza zucchero (meglio se con xilitolo e zinco) per stimolare la secrezione salivare; sono consigliati anche chiodi di garofano e semi di finocchio;

  • Mangiare vegetali freschi e fibrosi, come carote e finocchi
  • Smettere di fumare.